Il problema della consapevolezza

Un imprenditore, soprattutto se di successo, difficilmente tenderà ad ammettere di trovarsi in difficoltà, in uno  o più momenti della sua vita professionale. Per questo la crisi d’impresa quando si manifesta spesso non viene gestita nella maniera ottimale, e l’intervento a volte risulta tardivo ed irrilevante.
Questo atteggiamento è più comune di quanto si pensi. Il “Principio della rana bollita” spiega perfettamente perchè la risoluzione della crisi d’impresa e ristrutturazione del debito non sono interventi che stanno molto nelle corde degli imprenditori. Sebbene, se correttamente gestiti, potrebbero preservare l’impresa dal rischio di fallimento.

Il “Principio della rana bollita”

Immaginate un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.” Tratto dal libro “Media e Potere” di Noam Chomsky.Molti imprenditori, di fronte a chiari segnali di crisi di impresa, si comportano esattamente allo stesso modo: decidono di intervenire quando oramai non hanno più risorse nè tempo per mettere in salvo l’impresa.

La rana, quando si rende conto di mettere in pericolo la propria vita, deve saltare fuori dalla pentola prima che sia troppo tardi

Come si manifesta la crisi di impresa?

Le imprese, per vivere e prosperare, devono essere sempre in grado di far fronte ai momenti di difficoltà che, inesorabilmente, capitano. Se i momenti di difficoltà si moltiplicano, e diventano cronici, non siamo più di fronte ad un caso temporaneo ma a qualcosa di più serio. Essere in difficoltà, avere a che fare con problemi che ogni giorno che passa diventano sempre più grandi, sono un chiaro segnale della pericolosa china che l’impresa sta prendendo.
E allora ecco che emergono evidenti difficoltà nel pagare i fornitori, nel far fronte alle scadenze, nel pagare i dipendenti e nel far entrare quei soldi che servono per mandare avanti l’attività.

L’imprenditore, preso dai molteplici aspetti gestionali, sottovaluta molte volte i segnali della crisi d’impresa

I cinque segnali da non sottovalutare

La crisi di impresa si  determina con ripercussioni evidenti sotto quattro principali profili

  • finanziario
  • organizzativo
  • contabile
  • strategico

Per questo rendersi conto quando le cose non vanno è di vitale importanza. In tal senso è possibile individuare cinque segnali rivelatori che, se correttamente colti, possono consentire all’imprenditore di
affrontare correttamente le problematiche e mettere al sicuro la sua azienda.

1.    L’azienda ha scarso rendimento

Il conto economico parla chiaro e, da una semplice analisi contabile, emerge che i costi superano sensibilmente i ricavi.
Ma soprattutto:

•    c’è lavoro ma non c’è guadagno
•    si registra una perdita o un pareggio contabile  da oltre 6 mesi
•    i margini di guadagno sono eccessivamente bassi
•    i costi fissi sono troppo alti
•    i costi delle forniture e delle materie prime sono eccessivi

2.    Non c’è liquidità di riserva

Solitamente i soldi vengono a mancare nel momento in cui il cash-flow tende ad assottigliarsi. Ciò accade quando:

•    c’è un forte squilibrio tra i tempi di incasso e quelli di pagamento
•    c’è bisogno di ricorrere al credito per far fronte alla spesa corrente (stipendi e fornitori)
•    non è possibile accantonare denaro per onorare gli impegni fiscali
•    i crediti maturati sono inesigibili per colpa di contestazioni, morosità, o fallimenti.

3.    Il fatturato ha subito una flessione

Il giro d’affari è sensibilmente diminuito. E ciò è lampante quando:

•    l’attività è rallentata ed in produzione aumentano i tempi morti
•    sono state perse importanti commesse (mancato rinnovo contratti, perdita di concessioni), magari perchè il grosso del fatturato poggiava su un numero ridotto di clienti
•    non viene fatto new business (mancanza di figure commerciali pro-attive)
•    l’attività di marketing è scarsa, condotta in maniera non corretta o del tutto inesistente
•    la concorrenza lavora di più e meglio

4.    Ci sono debiti con banche, Stato, dipendenti e fornitori

Si è accumulato un forte ritardo con i pagamenti verso i principali creditori. E la situazione si aggrava quando:

•    non è possibile pagare i debiti alla scadenza oppure vengono effettuati pagamenti parziali rispetto allo scaduto
•    non è possibile rispettare le clausole contrattuali dei prestiti ottenuti
•    vengono per la prima volta richieste, per la consegna della merce, delle precise garanzie da parte dei fornitori
•    si è costretti a richiedere anticipi sui crediti a lungo termine o modifiche delle clausole di pagamento.

5.    Ci sono azioni legali o procedimenti in corso

L’azienda ha diversi  contenziosi legali o fiscali in corso. C’è il rischio che, se vanno a buon fine, non ci sia forza finanziaria necessaria per poterci fare fronte. Lo si riesce a capire se:

•    ci sono assegni e cambiali protestati
•    ci sono ipoteche giudiziarie, pegni o prelazioni su beni aziendali
•    sono state ricevute istanze di fallimento o decreti ingiuntivi.

Riconoscere i segnali è il primo passo per risolvere la crisi d’impresa

Come intervenire per superare la crisi e ristrutturare il debito? 

Un buon imprenditore deve saper riconoscere segnali di criticità in ogni ambito ed in ogni momento della vita della propria azienda.
E’ importante non distogliere lo sguardo dall’obiettivo, ovvero quello di creare le basi per la sopravvivenza e la prosperità futura. Di fronte ad una crisi acclarata gli scenari possibili sono sostanzialmente tre:

  • vendere
  • mettere in liquidazione
  • risanare

Se l’intenzione è quella di risanare l’intera organizzazione e rilanciare sul mercato i prodotti ed i servizi erogati, allora la cosa più importante è:

  • Abbandonare le vecchie abitudini e cominciare a pensare che il cambiamento, nell’approccio e nel metodo, non solo è auspicabile, ma indispensabile
  • Coinvolgere le figure centrali che, all’interno dell’impresa, ricoprono un ruolo decisionale. Questo nell’ottica di pianificare una strategia complessiva di rilancio dell’intera attività. All’occorrenza potrebbe essere costituita una vera e propria unità di crisi interna che, al primo segnale di allarme, verrebbe immediatamente convocata per definire le opportune contromisure
  • Individuare i principali centri di ricavo e di costi. In questo modo sarà possibile capire quali sono le inefficienze da contenere (o eliminare) e quali le potenzialità da massimizzare
  • Intervenire tempestivamente, senza esitazioni e senza lasciare che gravi problematiche si cronicizzino creando un danno incrementale all’intera organizzazione
  • Migliorare la comunicazione interna affinché ciascuno, per funzione e ruolo, si incarichi di risolvere le criticità di sua competenza
  • Essere presenti ed effettuare periodici interventi di controllo, per verificare che le disposizioni impartite siano correttamente applicate
  • Fare corretta programmazione, cominciando a pianificare le azioni che andranno intraprese e definendo gli obiettivi ad esse legati
  • Progettare un piano di marketing, teso a valorizzare l’immagine percepita dell’azienda e facilitare i processi di vendita
  • Richiedere il supporto di consulenti esterni capaci di progettare un intervento risolutivo per la crisi d’impresa

Agire bene e tempestivamente può essere risolutivo per la crisi d’impresa

 

Agire subito con il supporto di validi professionisti

La gestione di una crisi aziendale richiede una rapida risposta strategica ed operativa. In queste circostanze è consigliabile avvalersi di figure professionali competenti e capaci che, attraverso le conoscenze tecniche e l’esperienza maturata sul campo, riescono a garantire una evoluzione positiva della fase critica. D’altra parte l’imprenditore, non solo può non avere le competenze necessarie per apportare le giuste soluzioni, ma, essendo coinvolto in prima persona, è privo di una visione obiettiva della situazione, assorbito come è dal quotidiano, e condizionato da quelle che per lui sono urgenze prioritarie.
La Vivarelli Consulting, grazie al team dei suoi professionisti, tra cui consulenti di impresa, commercialisti, tributaristi e consulenti marketing, è in grado di offrire un servizio integrato, soprattutto nelle aree di Firenze, Grosseto, Roma e Latina. Le figure  incaricate si occuperanno di effettuare un’analisi approfondita, determinare lo stato di crisi, individuare i possibili scenari e attuare una linea di intervento risolutiva, compatibile con le aspettative dell’impresa committente.

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